martedì 27 settembre 2016

"Storie in viaggio": la premiazione a Cingoli (MC) il 9 ottobre

Al Balcone delle Marche la premiazione del concorso dell’Ass. Euterpe
Cingoli ospita i vincitori del concorso “Storie in viaggio” ideato da Lorenzo Spurio e Alessandra Montali


Domenica 9 ottobre si terrà a Cingoli (MC) presso la suggestiva location dell’Auditorium Santo Spirito la premiazione del I Concorso di Racconti Brevi “Storie in viaggio” indetto e promosso dalla Associazione Culturale Euterpe di Jesi.
L’evento, sostenuto dal Comune di Cingoli che lo patrocina, porterà nella città del Maceratese i venticinque finalisti che sono risultati dal giudizio di selezione di due commissioni di giuria. Hanno partecipato a questo concorso gratuito che proponeva di attenersi al tema del viaggio 291 scrittori di ogni parte d’Italia e anche dall’estero rispettivamente dall’Argentina, dalla Svizzera, dalla Grecia e dalla Romania.
La commissione di preselezione, composta da alcuni membri del Consiglio Direttivo della Associazione Culturale Euterpe ha letto, valutato e selezionato i venticinque testi finalisti che sono poi stati trasmessi a una seconda giuria composta da esponenti del panorama culturale e letterario: Franco Duranti, Stefano Vignaroli, Gioia Casale, Laura Margherita Volante, Sara Francucci, Marco Squarcia e Maria Anna Mastrodonato che ha decretato il suo giudizio finale. 
La classifica dei vincitori e dei segnalati a vario titolo si scoprirà durante la serata di premiazione.  I premi consisteranno in coppe per i primi tre, targhe per i premiati dal 4° al 6° posto, altri premi per i riconoscimenti speciali e diplomi ad ogni finalista.
L’evento di premiazione sarà aperto dal saluto dell’Amministrazione Comunale nella persona dell’Assessore alla Cultura Martina Coppari. Il Presidente della Associazione Euterpe, Lorenzo Spurio, e la Presidente del Concorso, Alessandra Montali, presiederanno e condurranno l’evento. Le  letture dei brani verranno fatte da Amneris Ulderigi e la serata sarà allietata da intermezzi musicali a cura della Associazione Musicale “Cerquetelli” di Cingoli.
L’Associazione Culturale Euterpe, in sinergia con la ATC Pro Loco di Cingoli, ha organizzato nella mattinata della stessa giornata, una visita gratuita alla città di Cingoli per coloro che si sono iscritti che partirà alle ore 10:30 di fronte alla Biblioteca Comunale.

Info

Tel. 327-5914963

lunedì 5 settembre 2016

Lieta con Voi dei frutti del mio incessante impegno pro Guastanella

Rosamaria Rita Lombardo su La Sicilia del 4 settembre 2016






per approfondimenti





Lettera a Paolo Saggese

di Vincenzo D'Alessio


Paolo Saggese: Lettera a un giudiceMagenes Editoriale, Milano, 2015. 


http://oubliettemagazine.com/2016/08/25/lettera-a-un-giudice-di-paolo-saggese-un-racconto-fantastico-sulla-corruzione/



Caro Paolo,

questo tuo primo romanzo è la dossologia del dolore meridionale. Per non incappare nell’eccesso di acribia dirò che esso costituisce il metodo migliore, per far giungere ad una larga fascia di pubblico, la semenza dei tuoi precedenti (lavori) libri.

Come è accaduto per uomini veri, come il tuo protagonista, la persecuzione del Potere che mantiene le nostre genti in quello stato di remissività/appagante che tuo padre Guido DORSO elaborò nelle parole della sua  Rivoluzione Meridionale nel 1925: “Contro la politica unitaria però continuò la critica delle élites liberali. Senonché, a mano a mano, che il nuovo Stato funzionava e metteva, perciò, a nudo le sue deficienze ideali, questa critica si allontanava dai cieli dell’astrazione teorica, ove in massima parte, l’aveva spinta la Destra liberale, per concentrarsi in atteggiamenti di maggiore aderenza alla realtà. Fu così che in mezzo a tanta miseria sorsero i primi germi della vita. Con quel processo caratteristico delle grandi questioni storiche, che sono casi di coscienza individuale, prim’ancora di divenire patrimonio di élites, l’elaborazione critica della questione meridionale si affermò per opera di due isolati: Giustino Fortunato ed Antonio De Viti-Di Marco.” (pag. 106).

Credo fermamente che il “giudice” che viene invocato nel tuo romanzo ha emesso da secoli la più severa delle condanne per questa “Repubblica dei Pomodori”: la vendetta perpetrata dalle Erinni (Le furie) per coloro che da secoli opprimono i loro simili, il loro popolo. Una vendetta che non è di mani umane che si riversa sui discendenti di costoro che si sono crogiolati nell’apologia del Potere.

Scrivo al personaggio del tuo storico romanzo, come scrivo a mio figlio che vive in Europa. Egli ha rinunciato a subire l’esito del concorso del quale racconti. Egli era consapevole di appartenere ai “Guerrieri di Luce”, come ha scritto Paulo Coelho; ha esercitato la semplice arte del cameriere, del musicista, dell’operaio in un supermercato, ed oggi ha un lavoro di insegnante di Lingua Italiana presso una scuola parificata di Gossau, in Svizzera.

Anche lui si è laureato in Materie Letterarie, presso l’Università degli Studi di Salerno Anno Accademico 1993/94, con Lode, seguendo professori eccellenti. Non rispecchia forse anche l’evoluzione del Maresciallo dell’Arma dei Carabinieri Michele Luongo, irpino come noi, che ha subito perdite nel compiere il proprio dovere, ed oggi dirige in Trentino una Rivista Nazionale ricevendo il plauso di molti ?

Noi stessi, caro Paolo, e i nostri figli siamo uomini liberi come il protagonista del tuo romanzo. Forse depredati dell’economia che potevamo raggiungere, costretti a seguire i nostri figli e i nostri studenti, vero capitale che l’esistenza ci ha concesso, nei viaggi verso l’Europa dove vivranno. In questi anni ho dormito pochissimo per stare loro accanto e vederli realizzarsi con la gratitudine di quanti oggi li conoscono.

Il patrimonio umano di cui racconti non andrà disperso.

I tuoi alunni, ai quali hai anche dedicato il romanzo, ti amano e ti ameranno come professore benemerito.

I tuoi libri, come questo primo romanzo, costituiscono la spina dorsale della nuova Letteratura Meridionale e saranno, a breve, parte integrante della Letteratura Italiana Nazionale.

Chi ti ama ti segue con le parole che tu stesso hai scritto: “ (…) che possano vivere davvero “nel migliore dei mondi possibili” e, credimi , la prima pietra di questo fantastico mondo possibile è la tua Lettera a un Giudice che racconta, in modo accessibile a tutti, il mondo della corruzione che circonda la “Repubblica dei Pomodori”.

Con sincera stima,

tuo Vincenzo D’Alessio & G.C. “F. Guarini”
 

Settembre, 2016

mercoledì 31 agosto 2016

Girovaghi, musicanti e musicisti della valle dell’Agri

AA.VV., Girovaghi, musicanti e musicisti della valle dell’Agri, Grafiche Zaccara, Lagonegro (PZ), novembre 2013

http://www.domenicoaiellocasamuseo.it/it/libro/626/girovaghi-musicanti-e-musicisti-della-valle-dellagri.html
recensione di Vincenzo D’Alessio & G.C.F.Guarini 

Ho la buona abitudine di disporre nella biblioteca i volumi letti sistemandoli per anni durante i quali mi sono giunti.

Il volume Girovaghi, musicanti e musicisti della valle dell’Agri mi fu inviato dall’amica ricercatrice professoressa Teresa Armenti, la quale da anni con la collega Ida Iannella, ha collaborato alla crescita di Castelsaraceno (PZ) rendendolo un polo d’attrazione per i cultori di antropologia, archeologia, poesia, storiografia ed etnologia all’interno della Valle del fiume Agri. Il lavoro continuo, svolto dalle due ricercatrici da oltre quarant’anni, è visibile nelle molteplici pubblicazioni realizzate.

Una prima recensione a questo volume l’ho realizzata nel giugno del 2014 (vedi narrabilando.blogspot.it) con il proposito di riprendere l’analisi del testo al fine di valorizzare il dialogo tra narratore, musicista e musicologo, Graziano Accinni e l’ascoltatore, sua figlia Domenza. Il dialogo familiare tra padre e figlia mi ha riportato l’importanza che assume la trasmissione della memoria sugli eventi dolorosi per chi li ha vissuti rispetto a chi li ascolta. Chiaro a questo proposito è anche il riferimento al volume di Teresa Armenti Mio padre racconta il Novecento (pubblicato nel 2006) dove il dialogo, padre-figlia, avvia la cronologia storico antropologica degli avvenimenti.

In entrambi i volumi non viene trattata una singola storia famigliare ma la Storia di un intero popolo e di un’intera regione, la Basilicata, con la passione di chi ha coltivato da bambino l’Arte della Musica attraverso il contatto visivo/uditivo con i musicisti, gli strumenti, i racconti, il cammino sulle stesse strade. Mi soffermerei principalmente su questo punto perché il cammino assume i connotati di quella perdita umana che va sotto il nome di “emigrazione”: un costante dissanguamento di famiglie, affetti, cognomi e piccoli esseri viventi.

Scrive Graziano Accinni nell’apertura al testo: “Ho la musica nel sangue. La respiro da tutti i pori. La sento nei boschi, nel suono del piffero di un giovane pastore, nel gorgoglio dell’Agri, nei sibili del vento, nel fruscio delle foglie. Volgo lo sguardo dalla mia amata Moliterno verso il monte sacro di Viggiano mi attrae il dolce suono dell’arpa.” (pag. 15)

Scriveva a metà dell’Ottocento un grande sacerdote/poeta, Pietro Paolo PARZANESE, italiano per avere subito le persecuzioni della polizia borbonica fino a ridurlo in fin di vita, nella sua raccolta Canti del Viggianese questi versi: “Ho l’arpa al collo, son viggianese; / tutta la terra è il mio paese. / Come la rondine che lascia il nido, / passo cantando di lido in lido: / e finché in seno mi batte batte il cor / dirò canzoni d’armi e d’amor.” (Il viggianese).

PARZANESE aveva sperimentato di persona, raggiungendo Viggiano e il circondario, che l’Arpa e l’Arpista erano i protagonisti dei suoi versi, come lo sono nel volume curato da Accinni, Armenti e De Stefano.

Il contesto antropologico mi ha fatto soffrire moltissimo, anche se i critici non dovrebbero cedere ai sentimentalismi, poiché non solo mi ha ricordato il cartone animato Remì tratto dal romanzo Senza Famiglia di Hector Malot (1878) quanto la trasposizione cronologica che ne trae Accinni a pag. 40: “(…) Per questo quando incontri qualche extracomunitario, quando i lavavetri fermano la macchina e insistono, con il panno in mano e gli occhi imploranti, pensa ai nostri musicanti girovaghi, trattali con gentilezza, non avere pregiudizi su di loro.”

Cara Teresa, che leggerai questa sintetica recensione al bellissimo testamento tragico musicale che avete realizzato fissando le Note nel tempo e nello spazio, accogli il mio perdono (per non essere con Voi) rivolto al pubblico presente in sala, ai relatori e alle armonie degli Assenti: questa immensità di anime che raccontano piccole e grandi storie di gioie, professionalità e destini che si incrociano.

Ripeteva un sacerdote a me caro: “Chi è breve è bravo!”

Allo stesso modo vorrei che il mio breve dialogo con gli intervenuti; la musica che Accinni affiderà al suo strumento, servano a riportare alla mente la bellezza del popolo dell’amata Lucania e l’insulsa povertà, voluta dai potenti, vissuta accanto all’emigrazione, la quale continua a privarci delle forze più belle della gioventù meridiana.

Concludo associando alla voce narrante di Accinni quella del Poeta che ha vissuto e trasposto in Poesia la forza silenziosa della Civiltà Contadina Meridionale, Rocco SCOTELLARO:

(…) 

Ma nei sentieri non si torna indietro.
Altre ali fuggiranno
dalle paglie della cova,
perché lungo il perire dei tempi
l’alba è nuova, è nuova


(da Sempre nuova è l’alba)

giovedì 18 agosto 2016

Ferragosto Home-Sea

di Subhaga Gaetano Failla


È bello trascorrere il Ferragosto con la propria famiglia, mantenendo la tradizione della gita sul mare e del pranzo sulla spiaggia, oltre la grotta del Trasiejesci, nei pressi d’un faraglione, l’Arcomanno.
Scalea, costa tirrenica calabrese, 15 agosto 1960. Si unisce alla mia famiglia, per la rituale uscita estiva, un mio giovane zio. Abbiamo affittato una barca colorata con vivide strisce bianche e rosse. Sullo scafo c’è scritto un nome, forse d’una santa. Ma io non so leggere, ho solo cinque anni.
Mio padre, nero come il carbone per l’abbronzatura e magrissimo, in piedi al centro dello scafo rema con vigore, lentamente. Gli spruzzi d’acqua sollevati nell’aria celeste e trafitti dai raggi solari brillano come gemme. Il mare profondo ha bagliori iridescenti e la superficie è percorsa a tratti da piccoli lampi chiari pulsanti di luce.
D’improvviso mio zio fa apparire dai suoi pantaloncini una fantastica armonica a bocca e suona. Io guardo a occhi spalancati e ascolto la musica azzurra. Poi ritorna il silenzio, e il battito dei remi nell’acqua, lo sfregare della corda e del legno negli scalmi, lo sciabordio sul fondo dello scafo. La barca odora di sale rappreso in un velo bianco e dal mare si innalza un profumo voluttuoso di alghe e di essenze salmastre che tutto avvolge e penetra.
Il cielo è sfolgorante, non si può guardare in faccia il sole, è accecante come il volto di Dio. Giungiamo sulla spiaggia della grotta. Tiriamo la barca in secco e sotterriamo al fresco, nella sabbia della battigia, il cocomero, il vino, l’acqua.
Ci sono sorrisi tra di noi e talvolta risate, e scopriamo nella spiaggia, scavando un poco con le mani, una vena d’acqua dolce che giunge dal monte e scorre sotto la prima pelle della riva. Le nostre parole hanno il calore dell’estate e il refrigerio d’ombrose grotte marine.
Poi il bagno, i giochi e il pranzo, e la lieve risacca che culla.
Infine torniamo a casa, quando il sole scende sull’orizzonte tirrenico.
È stata una bellissima giornata.
Guardo l’orologio nell’angolo in alto dell’immagine. Sono trascorsi esattamente quindici minuti, come programmato in Ferragosto Home-Sea. Ma nel tempo mentale sono trascorse invece circa undici ore.
Tolgo dagli occhi il visore e dalla testa due elettrodi. Un assistente mi aiuta a sollevarmi dalla lunga poltrona. Mi chiede se è tutto a posto. Rispondo di sì. Sono ancora un po’ stordito e con un sorriso confuso sul volto. Vado lentamente alla cassa facendo attenzione ai miei passi. Pago una somma notevole, ma ne è valsa la pena. È stato un Ferragosto meraviglioso.